jeudi 11 février 2010

Ti ho trascurato e ho trascurato così anche un po' me stesso, dato che le due cose pare vadano di pari passo. Scrivere. Così ci riprovo, anche se non ho ben in mente cosa.
Il rumore della strada mi arriva fino al cuscino, fuori le luci son gialle e fredde ma son costretto a tenere aperto perchè fumo. Non molto saggio. Potrei fumare in cucina ma è un luogo distante e malaticcio nel quale preferisco non sostare se non è necessario. Mangiare. Sempre la solita merda. Quando non mi va di parlare la cucina si popola. Ho provato a cucinare sul serio e con discreti risultati. Ho smesso di farlo appena mi sono reso conto che se mi ci metto, non sono poi malaccio. Non molto saggio, lo so.
Ecco, ora sarebbe arrivato il momento di tagliare i preamboli e andare al dunque, servire il piatto, buttare giù qualche riga introspettiva e parlare di me.
Brr. Chiudo la finestra perchè ora il fumo se n'è andato e sento freddo. Tanto freddo.

jeudi 9 juillet 2009

RIP

Montreal - http://www.youtube.com/watch?v=xYVi_6KZyTs

London - http://www.youtube.com/watch?v=Q9s_r7UspQU

Johannesburg - http://www.youtube.com/watch?v=XybP229ovuI

Taipei - http://www.youtube.com/watch?v=LDBEUh-1T4U&feature=related

Kaohsiung (Taiwan) - http://www.youtube.com/watch?v=PbYm7DIRxLE

Stoccolma - http://www.youtube.com/watch?v=je1KOcBYGjM

Helsingborg - http://www.youtube.com/watch?v=ks3eBXbhE-o

Harlem - http://www.youtube.com/watch?v=phSKut9B3g4

Hollywood - http://www.youtube.com/watch?v=T6T3l93YnNE

Copacabana - http://www.youtube.com/watch?v=nuTgnKq6Iq0

Thailandia - http://www.youtube.com/watch?v=9UYle0c3w60

Brasile - http://www.youtube.com/watch?v=yvP8jSKedWs&feature=related

Paris - http://www.youtube.com/watch?v=Tt5HOE3hOOc
http://www.dailymotion.com/user/abcd123456789/video/x9sz0f_king-of-pop-hommage-a-mjackson-sous_music

Paris - http://www.youtube.com/watch?v=T-G5c2qxwlY

Berlino - http://www.youtube.com/watch?v=707KFtoCHbY

Tubingen - http://www.youtube.com/watch?v=TJYpoZ9dhHk

Tokyo - http://www.youtube.com/watch?v=crVuvf6TJPM

Tokyo - http://www.youtube.com/watch?v=zvl8AdYdjXE

Copenhagen - http://www.youtube.com/watch?v=LgLYtLbvpT8

Sanwi Kingdom (Ivory Coast) - http://www.youtube.com/watch?v=3608c9neb7c&feature=channel

Oslo - http://www.youtube.com/watch?v=yfmCtH34Ao0

Roma - http://www.youtube.com/watch?v=ICYxNUIACOs

San Francisco - http://www.youtube.com/watch?v=5CpL-tVOmao

Seattle - http://www.youtube.com/watch?v=I-zAv3V0dhk

Madrid - http://www.youtube.com/watch?v=Fn7j6IQe0SA&feature=fvw

Mosca - http://www.youtube.com/watch?v=mHHl6EjzQzY

San Pietroburgo - http://www.youtube.com/watch?v=TJYpoZ9dhHk

Malesia - http://www.youtube.com/watch?v=ekjnmnz7dAU

Filippine - http://www.youtube.com/watch?v=OK25cfzdTTg&feature=related

Brussels - http://www.youtube.com/watch?v=LcsaSfQZfqQ

Amsterdam - http://www.youtube.com/watch?v=SAYzxnnji7E

Bucarest - http://www.youtube.com/watch?v=fGUvLbHi5tA&feature=PlayList&p=66423D857333CA12&playnext=1&playnext_from=PL&index=32

Bucarest - http://www.youtube.com/watch?v=e9SKA5znys4

Budapest - http://www.youtube.com/watch?v=LxJmf4_l4MY

Vienna - http://www.youtube.com/watch?v=VQJExzuX4Tw&feature=related

Vienna - http://www.youtube.com/watch?v=VQJExzuX4Tw&feature=PlayList&p=57F2ADD6D56CEFA6&playnext=1&playnext_from=PL&index=17

Varsavia - http://www.youtube.com/watch?v=Hilvkm7ROwE

Sidney - http://www.youtube.com/watch?v=4mvQsWdipSI

Tilburg (Olanda) - http://www.youtube.com/watch?v=1A7KfhZCH5E&feature=PlayList&p=AEE80F0F98B77A71&playnext=1&playnext_from=PL&index=17

Zurigo - http://www.youtube.com/watch?v=i2neI30h6KY

Buenos Aires - http://www.youtube.com/watch?v=r31oQaMQh1Q

Citta' del Messico - http://www.youtube.com/watch?v=QN86yGXbwCw

Guadalajara - http://www.youtube.com/watch?v=uKHQofmvtPQ&feature=related

Lima - http://www.youtube.com/watch?v=RQM3MC6GPpg

Maracana, Rio - http://www.youtube.com/watch?v=FFK24MY1WwU

Algeri - http://www.youtube.com/watch?v=nScG6arjInQ&feature=related

Pechino - http://www.youtube.com/watch?v=ntQ2GZDxnCo

Pechino - http://www.youtube.com/watch?v=xqsiOr0KGPw&feature=related

Guiyang - http://www.youtube.com/watch?v=IBgfmLwBC5M

Toronto - http://www.youtube.com/watch?v=6Y1mRtZwWss

London, 02 tribute - http://www.youtube.com/watch?v=14KArDFwgrA&feature=related

Bangkok - http://www.youtube.com/watch?v=El2Yy6-OUh8

Singapore - http://www.youtube.com/watch?v=j1QxBzw5nTw

Singapore - http://www.youtube.com/watch?v=IivgETTjDwY

Amsterdam - http://www.youtube.com/watch?v=sR268JfRt6k

Hong Kong - http://www.youtube.com/watch?v=8P6R1KCzk9k&feature=related

Leicester - http://www.youtube.com/watch?v=M0Ohl-GAmrc

Bruxelles - http://www.youtube.com/watch?v=6U5t52bIU7Q&feature=related

Kazakhistan - http://www.youtube.com/watch?v=G3Bzo3JEhLY

Odessa - http://www.youtube.com/watch?v=3c2LHGKZK6U

Kenya - http://www.youtube.com/watch?v=cROn1aeyxnA&feature=related

Ghana, Cameroon, Congo - http://www.youtube.com/watch?v=hU_KdnL-LGI

Macao, Cina - http://www.youtube.com/watch?v=MnDM4-DjwdU

Brunei - http://www.youtube.com/watch?v=Df5au7nnwJw

Gampel (Svizzera) - http://www.youtube.com/watch?v=B6fsgnqS9Ts

dimanche 21 juin 2009

Il confine sottile fra terrorismo e liberazione

Il sangue zampilla dalla bocca della ragazza iraniana sdraiata inerme al suolo, divenuta il simbolo della "repressione". Ha gli occhi rivoltati e ne vediamo la morte al rallenty. Lo ammetto, ho mandato indietro il video di qualche secondo più volte perchè morire è affascinante. Il senso di colpa mi ha avvolto solo per un attimo. La vita è una giungla.
Teheran è scossa dalle rivendicazioni dei giovani più istruiti, ammaliati dai valori occidentali di autodeterminazione che sgorgano dalle fonti globali cui hanno accesso e il loro richiamo è irresistibile.
Un leader, Moussavi, sconfitto alle elezioni presidenziali da Ahmadinejad, cavalca quest'onda. Chiede il riconteggio dei voti, denuncia brogli che per quanto ne sappiamo noi potrebbero non esistere e si annuncia "pronto al martirio".

Ma chi è Moussavi? .
Durante la rivoluzione del ’79 fu tra i fondatori del partito Repubblica islamica, l’organo politico particolare del regime khomeinista.
Devotissimo dell'ayatollah Khomeini, negli anni Ottanta Mousavi divenne premier ed ebbe un ruolo di primo piano negli atti sanguinosi del regime, almeno fino al 1989, tra cui si possono contare azioni "terroristiche" all’estero (fu Moussavi a creare, tra l’altro, Hezbollah), le fucilazioni di almeno 90 mila dissidenti politici, la fucilazione di 30 mila prigionieri politici in poche settimane nel luglio 1988, l’istituzione del famigerato ministero delle Informazioni e l’inizio degli assassini di catena degli intellettuali.
Mousavi fu tra fautori della rivoluzione culturale nelle università, con assassini tra gli studenti, epurazione dei docenti "progressisti" e la chiusura delle università stesse che ha causato la fuga di milioni studenti e docenti. Il governo di Mousavi conteneva membri tra più corrotti e feroci, tra cui Reyshahri, Rafighduost, Asgaroladi. Fin dal 1989 egli è membro del Consiglio per i pareri di conformità del regime e ha partecipato a tutte le decisioni più importanti della dittatura iraniana; tra il 1998 e il 2005 ha coperto l’incarico del supremo consigliere di Khatami.

Insomma, com'è possibile che quest'uomo sia diventato l'alfiere della rivoluzione progressista e dell'emancipazione? Probabilmente l'Iran sta per essere tradito.
Mousavi riceve una sostanziale benedizione dai leader occidentali. Obama parla di "diritti " e chiede di "porre fine alle violenze", la Merkel intima di "riconteggiare i voti" - dov'era la Germania durante le presidenziali USA del 2004? - Sarkozy è sicuro da par suo dei brogli elettorali. Peres si augura che " i giovani levino le loro voci di libertà, che le donne iraniane, che sono molto coraggiose, esprimano la loro sete di uguaglianza e libertà". Come no.
Le urne hanno sentenziato che circa 2/3 degli iraniani sta con Ahmadinejad, e non è difficile crederlo. L'Iran non è Teheran. Mousavi, in una mossa senza precedenti, si scaglia addirittura contro la Guida Suprema, l'ayatollah Khamenei. E' chiaro allora che l'Occidente guarda da spettatore interessato. La presa "completa" di Moussavi, una rivoluzione che metta fine al regime dell'ayatollah, il vero detentore del potere, scenario invero improbabile, probabilmente è caldeggiata dagli Stati Uniti e da Israele, che avrebbero buon gioco nel depredare definitivamente le risorse di uno degli stati più ricchi del pianeta . E magari evitare che la Repubblica Islamica consideri di vendere il proprio petrolio in euro, vero cruccio di Obama. "Normalizzare", si dice in questi casi.
Dopo aver preso l'Iraq e l'Afghanistan, ora tocca all'Iran.
La guerra per le risorse e per il controllo geopolitico non conosce coerenza nei valori di democrazia e "libertà" di cui diciamo volerci fare latori nel mondo.
Incoerenza imperialista.
Non c'è altra definizione per questa ennesima manifestazione di doppia morale: che succederebbe in Italia se, a elezioni vinte da Silvio, si infiammasse la protesta degli sconfitti, guidati da un leader (?) pronto a tutto pur di non perdere terreno all'interno di Giochi incomprensibili alle masse; le strade in fiamme avrebbero dunque la giustificazione morale della comunità internazionale, specie in un periodo nel quale la nostra democrazia registra il minimo storico di credibilità a causa delle ben note vicende di Papi, strombazzate a catena, sospettosamente, nei giornali e nelle TV di mezzo mondo? Buono a sapersi. Dico sul serio, buono a sapersi.
La polizia e l'esercito iraniano fanno quello che farebbero anche da noi: proteggono le istituzioni.
Abbiamo forse visto qualcosa di diverso a Genova nel 2001?
Vedremo forse qualcosa di differente fra qualche settimana all'Aquila?
Provate ad avvicinarvi a un politico nostrano e contestarlo, in piazza. Chiedete spiegazioni. All'uso della voce come strumento di dissenso scatta l'identificazione da parte delle forze di polizia. E' prassi. Il codice dell'applauso.
Eppure a Genova come a Teheran ci appelliamo a valori indiscutibili, assoluti, spesso reclamati nel silenzio assordante della violenza che arriva dal basso che storicamente, e paradossalmente, è l'unica via lastricata per le rivoluzioni liberali. A cosa si deve questo disonesto rimestare l'ordine della scala di valori civili e sociali che diciamo voler esportare? Perchè questa doppia lettura, se non per un istinto predatore e di autoconservazione che accomuna le nostre istituzioni, più di quanto è lecito pensare, al regime di Teheran?
Qual è la differenza fra i "terroristi spaccavetrine" e i ragazzi di Teheran? Perchè questa empatia verso l'opportunismo di Moussavi, quando in casa nostra gli studenti dell'Onda sono stati definiti "guerriglieri, da trattare come tali" da Brunetta, il portachiavi a forma di ministro? La canzone è stonata.
E soprattutto, per quale motivo dovremmo interferire nel processo di autodeterminazione del popolo iraniano?
Come finirà? Ho idea che finirà come in Venezuela, dove il tentativo (attivo) statunitense di rovesciare Chavez nel 2002 si scontrò con un Paese che sostanzialmente stava dalla parte del proprio leader, finendo così per rimpolpare il sentimento antiamericano della popolazione. Probabilmente Mousavi verrà arrestato, oppure no. Staremo a vedere, ma la sensazione è che i primi sconfitti, comunque vada, saranno i ragazzi di Teheran.

lundi 6 avril 2009

samedi 4 avril 2009

Lesa maestà

Video


Tremonti sostanzialmente ammette che il G20, come la logica ci aveva fatto già intuire - almeno spero sia così per tutti- è una sorta di baracconata cerimoniale dove i leader si mostrano uniti e sorridenti, "si applaudono da soli", vanno a cena, prendono il thè con la regina, discutono di fronte alle prelibate pietanze stravaccati a Downing Street, fanno la foto di gruppo e immagino siano ogni momento circondati dalle carte e dai telefoni sempre accesi e da uno staff imponente che fa quel che deve fare. Ovviamente dopo cena, prima mangiano.

Nel caso di un problema così vasto e tecnico come la crisi finanziaria-economica, la comprensione ai fini di un recupero - qualsiasi cosa si intenda con questa parola vuota - è materia di competenza dei ministeri appositi che a loro volta chiedono orde di consulenze provenienti da un ristrettissimo "mondo" perchè l'argomento è MOLTO complicato, tanto che non troppi hanno la chiave e perciò non è difficile essere mal consigliati. I leader si limitano ad ascoltare o studiare il riassunto dei lavori e delle conclusioni propri tecnici, meglio se accompagnati da qualche disegnino, per poi ratificare o bocciare secondo interessi e influenze varie o per più o meno libera scelta personale.

Insomma, Tremonti percula un po' Berlusconi sulla reale capacità dei leader mondiali, presi singolarmente, anche solo di comprendere questa crisi strutturale, figuriamoci di poterla risolvere, peraltro provando a mettere le pezze. Perchè questo si sta facendo, ma è un altro discorso.
Berlusconi così si sente un po' messo all'angolo e replica con una sottilezza d'oltralpe, come i veri bulli di paese: ammansito Tremonti - che non ha osato replicare al richiamo all'ordine - ma ancora ferito nell'orgoglio da tale lesa maestà, l'affronto più grave che egli possa concepire, ha pensato bene di minacciare una giornalista a caso e ricordarci che nel salotto di casa sua si fanno le nomine Rai.
Prima o poi arriverà ad ammettere perfino che le audizioni per ministeri e scranni parlamentari al femminile si svolgono in camera da letto, è solo questione di tempo.

mercredi 1 avril 2009

La guerra delle macchine



Londra si preparava da settimane per accogliere gli uomini più potenti della Terra, almeno teoricamente.
Lo ha fatto non badando a spese, otto milioni di sterline investite solo nella sicurezza.
L'usuale balletto delle cifre sul numero dei manifestanti presenti va dalle 4.000 fino alle 8.000 persone. Le solite stime conservative a cui siamo abituati, ma constatarlo di persona fa un certo effetto. Diecimila poliziotti impegnati più cavalleria e cingolati.
Si parla anche di un morto e i servizi sui siti d'informazione ufficiale più conosciuti snocciolano tafferugli e foto che lasciano poco spazio all'immaginazione. Alle motivazioni della protesta son dedicati brevi accenni, risolti spesso nell'applicazione di un'etichetta che lascia al lettore ingenuo il compito di riempirla di significato secondo i valori di cui gli autori di "tafferugli", "scontri" e "inciviltà", a suo giudizio, possono farsi fregio. Si desume che i "no-global", gli "anarchici", gli "anti-capitalisti", i "pacifisti" e le ulteriori banali categorizzazioni siano un "rifiuto sociale" da emarginare e reprimere negli occhi di chi legge in buona fede certi articoli e servizi che fanno opinione, grondanti di subdola propaganda.

Sono andato via alle 15, dopo circa tre ore e mezzo nelle quali ho assistito a una piazza tutto sommato tranquilla perche riusciva a incanalare la protesta e il malumore nei binari della creatività, inebriata dall'euforia di avere finalmente un palcoscenico nel quale mostrarsi. C'era gente molto diversa e di tutte le età ma con un denominatore comune: la mancanza di rappresentanza. Nessuno dei 4mila, 8mila che fossero - per me erano molti di più - ha un referente al quale appellarsi. Questo è un problema. Girava ogni tanto qualcuno che nascondeva la testa sotto il cappuccio, ma l'integrità della protesta girava per la piazza a testa alta fra colori, ingegno, stramberia e tante domande ineccepibili.
Possiamo fare qualunque discorso utile a rimarcare la bassezza della violenza e del malumore che si tramuta in offesa fisica che non avremmo mai torto.
Poi però bisognerebbe andare oltre; la piazza della City che ospita la Bank of England oggi si è trovata di fronte a quesiti che è meglio non escano mai puliti da questi avvenimenti.

Le cinque uscite sono stata serrate a doppia mandata dai cordoni della polizia londinese che in uno spiegamento di forze a mio parere eccessivo rinchiudevano i manifestanti all'interno del loro territorio di protesta. La tecnica è quella del "kettling": nessuno dei manifestanti, per più di tre ore, venne autorizzato a lasciare la piazza. Si poteva avvertire il disagio di molti che si accalcavano alle uscite chiedendo di abbandonare il luogo e defluire per le vie laterali ma venivano trattenuti contro la loro volontà, tanto che l'urlo "let us out" riecheggiò più volte, ora da un angolo della piazza ora dall'altro.

«Questa è una protesta pacifica, ma ci tengono in gabbia come animali - dice un 40enneriportato dal Corriere-. Se accadranno episodi violenti sarà solo perché non ci lasciano uscire»
.
E' un po' ciò che pensavo io mentre scattavo qualche foto ai curiosi striscioni che rendevano le persone tutte da leggere, per poi trovarsi a sorridere amaro.
Sarebbe troppo facile notare la perversione retorica che si impossessa di una situazione del genere, gli slanci orwelliani possibili quando il dissenso viene fisicamente confinato in una gabbia e tenuto chiuso come un animale fino a quando, affamato e in tensione, non viene liberato per le strade. Un morto, diverse banche assaltate, decine di arresti. Eppure qualcosa non torna.

I poliziotti assiepati intorno alla piazza filmavano i manifestanti. I manifestanti, in massa, brandendo le loro macchine fotografiche e videocamere come manganelli, filmavano i poliziotti.
Tutti fotografavano tutti, ogni urlo, ogni canzone, ogni richiesta d'aiuto, tutte le provocazioni e tutti i dubbi sono stati impressi su pellicola digitale. Se negli anni '70 il movimento di protesta proclamava la sua indipendenza dal pensiero unico attraverso l'arma della liberazione sessuale, oggi è tutto nelle mani di internet, fotocamere e moderni apparecchi digitali con cui l'uomo vorrebbe, questa volta con successo, provare a posizionarsi al primo posto nella lista delle priorità. La fiducia è poca, l'avversario rodato.

Lo scenario di un mondo squarciato dalla supremazia della fredda tecnologia nei confronti della creatività umana è una macabra fantasia cyberpunk tanto cara a scrittori e registi spesso poco ispirati che inizia ad acquistare sapore, una diversa luce: a differenza di quanto pensavano, le "macchine" potrebbero essere dalla nostra parte.



dimanche 29 mars 2009

se scrivi merda su google il quarto risultato è berlusconi. mi ritrovo a cercare un lavoro nel campo dei diritti umani ma tutto sommato chi me lo fa fare. mezzanotte esatte e domani non si lavora. dopodomani invece sì.
dicono che c'è la crisi e troppi ragazzi in gamba. nessuno zappa la terra e sono tutti in città, magari con una laurea o con la convinzione che contino qualcosa. a londra tutti corrono e si agitano come sempre. nello sfondo l'evening standard svolazza con il solito titolo sulle banche e nei bus e nella metro girano tantissime copie di giornali eversivi come il london lite che si prodigano a nascondere il declino inesorabile della nostra civiltà e ad informarci delle serate di amy winehouse.
se scrivi shit su google, il quarto risultato non è berlusconi. in fondo alla pagina c'è internetisshit.org che in undici passi ti spiega perchè la rete fa schifo. lo trovo fantastico, come uno stronzo che dice sei una merda! all'altro stronzo.

jeudi 26 mars 2009

Solo un "comunista"?


Il generale in congedo Leonid Ivashov, ex Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, oggi Vicepresidente dell’Accademia di Problemi Geopolitici.

E’ stato Capo del Dipartimento degli Affari Generali del Ministero della Difesa Dell’Unione Sovietica, segretario del Consiglio dei Ministri di Difesa della Comunità degli Stati Indipendenti (CEI), capo del Dipartimento di Cooperazione Militare del Ministero di Difesa della Federazione Russa.

L’11 Settembre del 2001 occupava l’incarico di capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate Russe.


Comunque la pensiate sulla buona fede di quest'uomo, non lo vedrete mai su RaiUno.
Alcuni estratti del suo pensiero da un articolo che mi conforta: non sono pazzo, al massimo "comunista".

L’essenza della crisi economica si manifesta nella lotta implacabile per le risorse naturali, negli sforzi che impiegano le grandi potenze mondiali, principalmente gli Stati Uniti di America, così come alcune aziende multinazionali, per sommettere ai loro interessi i sistemi economici di altri Stati e prendere il controllo delle risorse del pianeta, soprattutto le fonti di approvvigionamento degli idrocarburi.


La distruzione del modello multipolare che garantiva l’equilibrio delle forze nel mondo ha causato anche la distruzione del sistema di sicurezza internazionale, delle norme e principi che reggevano i rapporti tra gli Stati, e il ruolo dell’ Onu e del suo Consiglio di Sicurezza.
Attualmente gli Stati Uniti si abrogano il diritto di decidere il destino di altri Stati, di commettere atti aggressivi, di sommettere i principi della Carta delle Nazioni Unite alla loro stessa legislazione.


L’analisi dell’essenza dei processi di globalizzazione, così come le dottrine politiche e militari degli Stati Uniti, dimostra che il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale.

Questo significa che (il terrorismo) non costituisce per se stesso un attore della politica mondiale bensì un semplice strumento, il mezzo per instaurare un nuovo ordine unipolare con un centro di comando mondiale unico, per cancellare le frontiere nazionali e garantire il dominio di una nuova elite mondiale. E’ precisamente quest’ultima il principale attore del terrorismo internazionale, il suo ideologo e “padrino”. E’ lei stessa che viene rinforzata per dirigere il terrorismo contro gli altri Stati, inclusa la Russia.



L'attentato terrorista contro le torri gemelle del World Trade Center ha modificato il corso della storia mondiale distruggendo definitivamente l'ordine mondiale che era risultato dagli accordi Yalta- Potsdam; ha permesso di slegare le mani agli Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele, permettendo loro di realizzare azioni contro altri paesi in aperta violazione delle regole dell’Onu e degli accordi internazionali; Ha stimolato lo sviluppo del terrorismo internazionale. Dall’altra parte, il terrorismo si presenta come uno strumento radicale di resistenza ai processi di globalizzazione, come un mezzo di lotta di liberazione nazionale, di separatismo, come un mezzo per risolvere conflitti tra le nazioni e le religioni e come uno strumento di lotta economica e politica.


Si tratterebbe, inoltre, di garantire a se stessa il predominio mondiale per un lungo periodo. L’invasione in Afghanistan, paese ricco in giacimenti di gas, quella dell’Iraq e forse anche quella dell’Iran, paesi che contano su riserve di petrolio di livello mondiale, così come l’instaurare un controllo militare sulle strategiche vie di trasporto di petrolio e il considerevole aumento del prezzo di quest’ultimo, sono le conseguenze dei successi dell’11 Settembre del 2001.
[...]
Ma la guerra mondiale non è ancora finita. E’ stata provocata l’11 Settembre del 2001 e non è altro che il preludio di grandi eventi che stanno per accadere.


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5709

dimanche 4 janvier 2009

Muswell Hill

La mia casa di Londra è in realtà una stanza perchè ancora non ho i soldi necessari all'acquisto di una casa.
La mia stanza si affaccia sul primo piano di un edificio che al pianterreno si nutre della fauna locale: pachistani, neri impomatati, bianchi cadaverici, fighette del quartiere che scommettono sul prossimo gol di Gerrard o sul cavallo più veloce o sul cricket. Bello sport di merda. Loschi figuri e brutti ceffi, inoffensivi fino a prova contraria. Dalla finestra vedo quello che approssimando è un indiano che frigge pollo, costolette e altro cibo, talmente unto che ci puoi vedere attraverso come fosse un vetro.
L'istigazione a delinquere invece è il negozio che vende SOLO alcol. E' l'unico della via e guardacaso lo vedo dalla stanza della mia casa di Londra.
Pago abbastanza di affitto ma il portoncino d'ingresso potrebbe tranquillamente cedere sotto le grinfie di un malintenzionato con una spallata ben assestata, senza neanche correre il rischio di far troppo rumore. Ironia della sorte la serratura è malconcia e la chiave si blocca, tanto che la voglia di assestare una pedata spesso è incontenibile. E sono qui solo da ieri. Però la mia stanza non è male, mi piace, se non fosse per la vetrata enorme sottilissima, ovviamente senza serrande, che rende i risvegli luminosi come fossi al Colosseo. La vetrata è enorme relativamente alla parete della mia camera, al contrario molto piccola. Il termosifone inoltre è attaccato al muro dove si appoggia pure il letto e ieri notte mi è capitato di svegliarmi: il ginocchio a contatto col metallo rovente da chissà quanto tempo iniziava a staccarsi dal femore per formare la testa di una torcia, con lo stinco a fare la parte del legno.
A parte questo mi piace la mia stanza nella casa di Londra.

jeudi 2 octobre 2008

Test@mento dello stolto.

Driin! Driin! Driin!

Prese il telefono che poggiava sul comò di fianco al letto e rispose con voce roca:
"P-pronto?"
"Ciao, sono io, come va?"
"Che vuoi?"
"Che maniere...niente, volevo sapere com'è andata...sai, il test."
"Non sono passato."
"Beh, io te l'avevo detto che i simbol..."
"Vaffanculo".

Click.

mercredi 24 septembre 2008

Test@mento allo stolto

Esordì convinto :
- « E’ andato tutto bene non poteva andare meglio sai certe cose te le senti dentro e quando dal mondo ti arrivano dei segnali positivi ti sembra di essere all’interno di un ingranaggio ben più grande non so come spiegartelo alcuni lo chiamano destino altri provvidenza ma la sensazione è sempre quella di avere le mani dolcemente legate da qualcuno che ti guida passo dopo passo…capisci?”

L’uomo continuava ad ascoltare dall’altro capo della cornetta:
- “Mmmh, credo di no…”

- “Come posso dire avevo questo test no? E’ un bivio decisivo e sono successe varie cose per esempio mi sono distrutto una caviglia qualche giorno prima giocando a calcetto anche se era una partita blanda io non mi reggevo in piedi perché non mi alleno da tanto un paio di anni fa andavo in palestra lo so, non si vede.
Ad ogni modo l’infortunio è arrivato in orario perché potessi abbandonare le stampelle il giorno stesso della partenza per Trieste! Capisci ora? Oltretutto entro in albergo giusto in tempo per guardarmi i goal della domenica dal televisore che stava di fronte al mio letto. C’era perfino la doccia il lavandino gli asciugamani un po’ ruvidi e le saponette che ovviamente mi sono fregato. ”

-“Non ti seguo…che c’entrano le partite?”

- “Lascia perdere…dicevo, senza inoltre contare il segno più tangibile di tutti! Senti questa…sono partito per Trieste il giorno del MIO compleanno alle 17 in punto…capisci? L’esame era il mattino seguente, lunedì scorso! Non capita a tutti che il giorno del compleanno coincida con il momento più importante della propria vita escluso il giorno della nascita ovviamente che in effetti è il tuo primo compleanno in un certo senso se ci pensi, no?”

- “…”

- “Dai, non può essere andato male ci sono troppi segnali, tanti. La prova di francese c’era scritto nel bando era alle quattordicietrenta così mi sono presentato alle quattordiciedieci ero molto stanco avevo dato inglese la mattina, presto. Sapevo di essere in anticipo ma non avevo niente da fare e alle quattordiciedieci ero già in facoltà. In realtà tutti erano già dentro, seduti. Capisci? Sono arrivato in ritardo ma non troppo perché l’esame la professoressa me l’ha fatto sostenere mi ha detto entri pure, si sieda! Non mi ha pensa neppure guardato di traverso come fanno di solito i professori in queste situazioni, sai di che parlo."

- “In realtà io lavoro da una vita…”

- “Ah beh, sì hai ragione. Eppure non può essermi andato male avevo mdolore al piede no? Bene sono partito comunque anche stoico se vuoi però meno camminavo meglio era, zoppicavo. Non ci crederai mai ma mesi fa ho prenotato l’albergo proprio a fianco della facoltà! E’ un segno! Non sapevo che mi sarei fatto male al piede! E se ancora non sei convinto di fronte una pizzeria la vedevo dalla finestra della mia camera attraverso le impalcature non dovevo percorrere neanche dieci metri…capisci adesso che voglio dire?”

L’uomo assunse di botto un’espressione divorata dalla preoccupazione:
- “A…a che ora hai detto che sei partito il giorno del tuo.. compleanno?

- “Beh…avevo l’aereo delle diciasette per Venezia…”

L’uomo divenne un fiume in piena:
- “A…allora ti hanno respinto sicuramente a quel test là, il diciassette porta una sfiga tremenda! Mi dispiace ma certe cose nascono con il piede sbagliato con una specie di maledizione addosso che noi non possiamo fare niente per esorcizzare qualunque sforzo è vano! I numeri i simboli indirizzano gli eventi della nostra vita il gatto nero la scala lo specchio che si rompe il sale che cade sono manifestazioni del nefasto… ”

-“Senti fermati, ti saluto, non ti facevo così superstizioso. Ciao.”

Click.

vendredi 5 septembre 2008

Io traduco - 1984


Era un chiaro e freddo giorno d’aprile e gli orologi scoccavano le tredici. Winston Smith, il suo mento a strofinarsi nel petto in uno sforzo per sfuggire al vento abietto, scivolò velocemente attraverso la porta di vetro della Magione Vittoria, sebbene non così in fretta da impedire a un turbine di polvere granulosa di entrare con lui.
Il corridoio odorava di cavolo bollito e di vecchi stracci sfilacciati. Alla fine di questo, un poster colorato, troppo grande per essere mostrato al chiuso, era stato appuntato al muro. Presentava semplicemente un viso enorme, ampio più di un metro: il viso di un uomo sui quarantacinque, con un grosso baffo nero e dai tratti irregolarmente attraenti.
Winston si diresse verso le scale.
Era inutile provare a prendere l’ascensore. Anche nei giorni migliori funzionava a singhiozzo e ora la corrente elettrica veniva staccata durante le ore di luce. Ciò faceva parte della campagna di risparmio in preparazione della Settimana dell’Odio.
L’appartamento stava sette piani sopra e Winston, che aveva i suoi trentanove anni e un ulcera varicosa sopra la caviglia destra, procedette piano, risposando diverse volte durante il cammino. Su ogni piano, di fronte al pannello dell’ascensore, il poster dalla faccia enorme fissava con insistenza dal muro. Si trattava di una di quelle immagini che son fatte in modo che gli occhi ti seguano nei movimenti. IL FRATELLO MAGGIORE TI OSSERVA, recitava la didascalia sottostante.

Dall’interno dell’appartamento una voce pastosa leggeva a voce alta una serie di numeri che avevano a che fare con la produzione della ghisa.
La voce proveniva da una placca metallica oblunga simile a uno specchio opaco che costituiva parte della superficie della parete di destra.
Winston attivò un interrutore e la voce in qualche modo si abbassò, sebbene le parole rimasero distinguibili. Tale strumento (che veniva chiamato il telescreen), poteva essere abbassato, ma non v’era modo alcuno di spegnerlo completamente.
Si spostò alla finestra: una piccola, fragile figura, la magrezza del suo corpo appena messa in risalto dallA camicia blu che era l’uniforme del partito. I suoi capelli erano biondi, la sua faccia di un sanguigno naturale e la sua pelle irruvidita dal sapone scadente, dalle lame smussate del rasoio e dal freddo dell’inverno che era appena terminato.

Nota del traduttore:
Big Brother = Fratello maggiore, per dio. Devo ammettere però che Grande Fratello suona meglio
.

lundi 25 août 2008

Io traduco - Dalai Lama accuses China : “140 people slaughtered on Monday”


Paris – Dalai Lama accuses Chinese army of opening fire at Tibetan crowd on August 18th in the country of Kham, Eastern Tibet. According to Buddhist spiritual leader, nearly 140 Tibetan has been killed, an evaluation that “has to be confirmed”. He was quoted as saying so in an interview to Le Monde appeared in today’s issue. The Tibetan leader is in Paris for a visit and tomorrow he will meet some members of French government.

Lhasa’s deads
– Then, Dalai Lama has denounced that since the riots on March 10th “reliable witnesses could testify that nearly 400 hundred people have been killed in the region of Lhasa alone. They have been killed by gunshots while they were manifestating unarmed.” “If we consider the whole Tibet, the number of victims is obviously higher. Ten thousand people have been arrested but we don’t know if they have been jailed”, he added.

Military colonization – According to Peace Nobel Prize winner, Chinese army is told to be building some “real military camps”. “Military presence in Tibet is old but this colonization performed by army is destined to go on, as we can see by constructions’ building speed (???). According to Dalai Lama “it has not been shown any chance of cooperation” during the discussions with Pechin. “After the riots on March and after Olympian Games we believed in positives signs. Our enthusiasm went down quickly. Our emissaries crashed against a wall”, he concluded.

In spite of a purely religious visit in France, started on August 11st in a low-profile mode - no State representatives greeted him at the airport - tommorow the Tibetan leader is going to meet some french delegates: Foreign Minister Kouchner, Secretary of State with delegacy to human rights, Rama Yada and the first lady Carla Bruni-Sarkozy. The meeting is set during a Buddhist temple inauguration near Lodeve, Herault department. Yesterday, Pechin asked French to handle “with care” Tibet’s “important and delicate” affair during face-to-face with Dalai Lama.

Dalai Lama’s accusation arrives in a moment where China seems to show some kind of signs of agreement towards the Vatican. Pechin’s bishop, Giuseppe Li Shan, yesterday firmly hoped that Pope Benedetto XVI would visit China and he also assured that “relationships with Vatican are getting better and better”, during an interiew with Tg1. Father Federico Lombardi, Vatican press room’s chief, replied that “some importants problem have not been solved but the Vatican strongly wants to keep on with faithful and constructive dialogue “. According to Father Lombardi, “Bishop Li Shan’s interview can be considered as one of the signals given by China, as he affirmatively replies to Pope’s availability and wish to normalize relationships between China and the Vatican, as in a letter dated one year ago.” Nevertheless, Lombardi added the Pope is unlikely to visit China, because a trip is considered as “absolutely premature”.

Io traduco - Giochi e diritti umani


PEKIN - Nous sommes fermement contraires à n’importe quelle déclaration ou acte qui puisse interférer avec les affaires interieurs des autres pays, en trainant les droits de l’homme, la religion ou des autres sujets.
Après la declaration de Bush en ce qui concerne la situation des libertés en Chine,la réponse de Pekin arrive d’un ton vexé. Le president americain a parlé de « intense inquiètude pour les dissidents, les activistes politiques et les défenseurs des droits humains » et le géant asiatique réfute que « le government chinois met sa popolation à la première place et il s’engage à maintenir et promuvoir la liberté et les droits fondamentaux de ses citoyens. »
Malgrè un échange d’opinions il reste l’engagement à maintenir de bons relations parmi les deux Pays. En attendant, le president français Sarkozy qui est de retour des jours polemiques sur son voyage dans la ille des Jeux, a annoncè qui va rencontrer le Dalai Lama.

En Thailande, pendant la deuxième étape de son voyage en Extreme-Orient, le president americain a manifesté intense inquietude sur l’état des libertés en Chine : « L’Amerique maintient une opposition rigoureuse en ce qui concerne le sujet de la détentions de dissidents, de dèfenseurs des drotis humains et activistes religieuses. »
“J’ai parlé en toute clartè, franchise et constance aux leaders de Pekin en ce qui concerne la notre intense inquietude – a-t-il ajouté – parce que les Etats-Unis estiment que la popolation chinoise ait le droit aux libertés fondamentaux qu’ils sont le droit naturel pour tous les etres humains. »
Le porte-parole du Ministère des affaires E’trangèrs Qin Qang a répondu aux critiques, en expliquant que « les citoyens chinois ont la liberté de culte selon la loi ». « Nous avons – il a ajoutè – toujours insisté à maintenir un dialogue sur la base de l’estime mutuelle et de l’égalité. »
Le gouvernement a laissé entendre que les critiques de Bush n’ont pas gardé une certaine tenue : s’il peut y etre un échange d’opinions, il faut qu’il arrive « sur le niveau d’égalité et d’estime mutuelle ».

mardi 15 juillet 2008

A livello europeo

Fa scalpore per un attimo che nel press kit della Casa Bianca, anche sotto l´amica amministrazione Bush, ci si riferisca a Berlusconi poco rispettosamente come a un “politico dilettante” in un “paese noto per la corruzione”. Ma è segno della profonda mediocrità e del provincialismo dell´Italia di Berlusconi in cui grazie a una stampa ampiamente controllata e accomodante le gaffe del premier vengono minimizzate, o celate o non mostrate in Tv, la maggior parte degli italiani vive nell´illusione che Berlusconi goda di vasto rispetto oltreoceano, quando invece è considerato pressoché universalmente un buffone.

Alexander Stille,
Professore di giornalismo, University of Columbia
La Repubblica 14-07-2008

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samedi 12 juillet 2008

L'impaginazione automatica del blog fa schifo - scaglia n° 2

Girò la testa verso sinistra, poggiando così la guancia sulla fredda lastra di metallo.

Quest’azione, unita ai primi raggi di sole che spruzzavano timidamente di luce la cella, lo svegliò. Cercò di aprire gli occhi, anche aiutandosi con brevi passaggi delle mani sul viso, ma la palpebra destra era ancora gonfia, e pulsava. Un delicato tocco con l’indice della mano sinistra rivelò la presenza di pus incrostato; nonostante l’assenza di uno specchio nelle vicinanze, tutti gli indizi lasciavano presumere che il colore della zona orbitale dovesse tendere al viola pesto.

Scostò i capelli dalla fronte, madidi di sudore raffermo, tirandoli indietro con un gesto stanco.

Cercò di inquadrare il luogo dove si trovava. Gli occhi, ormai sulla via della messa a fuoco nonostante il peso del cerchio alla testa apparso forte durante il risveglio, si posarono prima sui pericolanti sanitari incastrati alla bene e meglio nel muro lurido e poroso, poi sulle anonime sbarre che lo separavano dalla libertà. Provò lentamente a mettersi seduto sul pancaccio ma quella mossa gli ricordò quanto il secondino, la notte precedente, si fosse accanito sulle sue rotule. Così diresse lo sguardo verso il piccolo pertugio da dove filtravano i pallidi lumi del mattino.

L’aria della cella era stantia, quasi irrespirabile, e il minuscolo buco nel muro adibito a finestra certo non favoriva una corretta aerazione. In questo fatto trovò momentaneo conforto ipotizzando, in un balzo di gratuito ottimismo, quel luogo fosse destinato solo a brevi soggiorni punitivi e non a lunghe permanenze in cattività.

Sfortunatamente impiegò poco a realizzare l'opacità del suo divagare, dal momento che su Midgar non sembrava esserci una particolare premura verso i terroristi. L'Azienda lo aveva catturato e la Città Bassa, sventrata dalle "ronde di pace" delle Milizie, così chiamavano i rastrellamenti indiscriminati alla televisione, sarebbe stata ben felice di assistere alla sua fucilazione.

Mithos si trascinò dunque verso il lavabo, probabilmente un tempo bianco avorio ma adesso ricoperto di ruggine e muffa; il movimento rotatorio a cui sottopose la manovella provocò uno stridio ma non diede esito positivo. Niente acqua. Sputò un groviglio di sostanze raccapriccianti maturate nella sua bocca successivamente ai pestoni ricevuti e alla difficile nottata passata, rammaricandosi ci fosse abbastanza luce perché ne intuisse forma e aspetto. Con i gomiti stancamente appoggiati sui bordi del lavabo, in una posizione fondamentale affinché non si accasciasse al suolo, passò la lingua tra i denti e si felicitò ci fossero ancora tutti, almeno quelli in vista. Una veloce occhiata alla maleodorante latrina fu sufficiente a rimuovere dalle sue intenzioni la volontà di utilizzarla.

Fuori dal loculo, nessun rumore.

Appoggiò il viso tra le sbarre e rimase in attento silenzio per svariati minuti, scrutando con l’occhio buono verso tutte le direzioni possibili alla ricerca di qualcosa, di qualcuno che avesse potuto dare un segno, negativo o positivo che fosse, una risposta a dubbi e domande. Il corridoio che si affacciava innanzi era ancora dominato dalla penombra, ma Mithos non si illudeva presto il mattino avrebbe fatto comparsa.

Se i ricordi del giorno prima erano un appiglio su cui contare, fatto di cui non era propriamente sicuro...

lundi 30 juin 2008

La profezia

Pensavo alle elezioni del 2006, quando votai Rosa nel Pugno. Imbarazzato dal quadro politico generale, decisi di affidarmi al fiato di qualcuno che dai suoi tromboni propagandistici suonava una marcia quantomeno sensata. Una musica intonata, non chiedevo altro.
Mi colpì particolarmente una figura, un giovane rampante formatosi nelle sale di registrazione della sovvenzionatissima Radio Radicale. Teneva una rubrica settimanale Stampa e Regime dove disquisiva in maniera arguta sullo stato comatoso dell'informazione italiana.
In campagna elettorale si presentava bene con quell'aria da trentenne sulla cresta dell'onda sicuro di sè; con poca sorpresa personale parlava di fecondazione assistita, di legalità, di netta separazione dei poteri fra Stato e Chiesa, aveva la reale portata del problema del sovraffollamento carcerario ed era consapevole della carica positiva che porterebbe, dal punto di vista della lotta alla criminalità organizzata e dell'ingrasso delle finanze statali, un provvedimento coraggioso come la liberalizzazione delle droghe leggere. Insomma, un rivoluzionario.
Mi conquistò e lo votai. Vai Daniele, salvaci tu!
Abbatti i preconcetti e le ipocrisie, fatti alfiere della nostra brama di giustizia, della nostra insaziabile voglia di un po' di logica a questo mondo! Beh, pensavo questo, più o meno.
Quando penso formulo frasi molto meno pompose Ad ogni modo lo votai.
Per farla breve, a distanza di due anni, vorrei che Daniele Capezzone bruciasse vivo mentre viene urinato in bocca da Pannella intanto alle prese con lo sciopero della sete.
E' diventato portavoce di Forza Italia. Portavoce di Forza Italia. Mi viene da piangere.
Oggi l'acuto yuppie radicale urla cose come:
- "Credo che sia proprio venuto il momento di fare luce sulla realtà di Di Pietro e dell'Italia dei Valori". Sigh.
Oppure altre come:
- "Non sarò candidato alle elezioni politiche del 13 - 14 aprile ma sosterrò con convinzione ed entusiasmo, come ho più volte preannunciato, il progetto del Popolo delle Libertà, il programma che è stato reso noto nei giorni scorsi, e la campagna elettorale guidata da Silvio Berlusconi".
Quando dismette il megafono padronale, ora, si dedica alla sua agenzia di stampa, piccola ma dal grande futuro. Con buona pace di Stampa e regime e della sua ironica profezia.
Radicali poco liberi.

dimanche 29 juin 2008

Io traduco - Il potere d’acquisto è la prima preoccupazione per il 49% dei francesi.


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Detassazione degli straordinari, diminuzione della metà della cauzione locativa e inoltre esonero dagli interessi del mutuo all’acquisto della prima casa figurano fra i temi di questa campagna lanciata dal governo.

Voi siete impazienti. Noi anche.” : in piena tristezza dei francesi per il potere d’acquisto, il governo firma con questo slogan una vasta campagna pubblicitaria, declinata da lunedì in qualcosa come 1.630 spot. Il messaggio verrà trasmesso per tre settimane alla televisione, ma anche su internet e sulla stampa, essendo stata scartata solo la radio “per ragioni di budget”, spiega Thierry Saussez, responsabile dell’operazione in qualità di nuovo capo del Servizio d’informazione del governo (SIG).

Il potere d’acquisto è la prima preoccupazione per il 49% dei Francesi (22% in più in sei mesi) secondo uno studio richiesto dal governo all’ Ifop. C’è di che invogliare François Sillon a presentare lui stesso la campagna nei locali del SIG, una prima volta per un Primo Ministro. “Da un anno abbiamo preso parecchie misure, alcune abbastanza tecniche e complesse”, ha dichiarato. “Per comprendere le riforme realizzate, i francesi devono poter informarsi precisamente dei loro diritti. E’ il senso della campagna”, ha aggiunto l’inquilino di Matignon, promettendo dei messaggi “molto concreti e precisi”.

Fra i temi di questa campagna compaiono la detassazione degli straordinari, la possibilità di esonero dall’imposta per i lavori degli studenti, la riduzione a metà della tassa domiciliare e l’esonero dagli interessi del mutuo all’acquisto della prima casa.

In televisione la campagna occupa i maggiori canali nazionali e venti canali del digitale terrestre, della tv via cavo e del satellite. Comprende quattro spot tematici da 20 secondi e uno spot “generalista” che riprende tutti gli annunci in 45 secondi. Il governo prevede circa 1630 messe in onda. Ciascuno degli spot televisivi debutta con “Voi siete impazienti. Noi anche” e si conclude con la frase “E’ mese dopo mese che vinceremo la battaglia del potere d’acquisto”.

La campagna si declina anche nei banner su nove siti internet commerciali e attraverso tre annunci tematici diffusi sulla stampa quotidiana nazionale, sui quotidiani regionali e sui quattro quotidiani gratuiti, ovvero 147 inserzioni. Un sito dedicato (www.mesurespouvoirdachat.gouv.fr) permette di trovare l’insieme delle misure prese e di quelle a venire. L’agenzia Young & Rubicam ha concepito la campagna il cui budget raggiunge i 4,33 milioni di euro.

Thierry Saussez, esperto in comunicazione politica vicino al presidente Sarkozy, è stato designato in aprile a capo del SIG, ricevendo per primo l’inedito titolo di delegato interministeriale alla comunicazione. Incontrerà l’insieme dei ministri da qui alla fine di luglio.

Qualche giorno dopo questa nomina il capo di Stato aveva ammesso « un errore di comunicazione totale » dell’esecutivo attorno al pacchetto fiscale, la prima legge-fare del quinquennio. Questo testo, presentato un anno fa come il mezzo di crescita per il potere d’acquisto è, da quel momento, osteggiato senza tregua dalla sinistra come “un regalo fatto ai più ricchi”. Altre misure adottate in seguito sono giudicate come insufficientemente conosciute.

Lunedì Fillon ha citato particolarmente la possibilità di riscatto degli RTT con l’inizio della partecipazione e dell’interessamento, prevedendo il piano « 5.000 case individuali a 15 euro al giorno » , l’aumento de la prime à la cuve (?), la tariffa sociale del gas per “750000 famiglie” e il progetto d’assistenza diretta per il tragitto domicilio-luogo di lavoro.

Nota del traduttore:
Tutto il mondo è paese.

mardi 10 juin 2008

Io traduco - Grand Theft Auto IV

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Raramente l’eccitazione ci ha colto così tanto nel momento di far scivolare il disco nei lettori di PS3 e Xbox 360. GTA IV, il nome basta a destabilizzare, tanto ci si è immaginati cosa poteva
nascondere il gioco più atteso dell’anno. Tre lunghi anni e qualche mese dopo San Andreas, la serie appoggia le sue valigie a Liberty City, metropoli ispirata a New York e già teatro degli avvenimenti di GTA III.
Ma il paragone non si spingerà più lontano; questa nuova puntata fa di nuovo visita a un luogo già culto per caricarlo di nuova vita e di mistero e si prepare a a stupire più di un giocatore. Un immenso campo di gioco trasformato per l’occasione in un autentico inferno. Lasciamo spazio ai regolamenti di conti.

Taglia e corporatura media, barba di due giorni, look semplice e trasandato, un fisico francamente poco eclettico...Niko Bellic non ha niente dell’eroe che ciondola le spalle e fa cascare a terra dozzine di ragazze. Agli antipodi di ciò che sprigionavano i Tommy Vercetti, i Carl Johnson e compagnia, il personaggio che il giocatore incarnerà per dozzine di ore mette da parte i cliché di una volta.

Rockstar è maturata insieme alla sua serie, più inquietante che mai. Arrivato dritto dritto dall’Europa dell’est, Niko ritrova suo cugino Roman, installatosi a Liberty City, che gli promette una vita tranquilla e lussuosa, come una pensione meritata. Il sogno americano che, evidentemente, non approderà a nulla per il nostro “uomo dei Balcani”, presto di fronte a una realtà più cupa di quella che gli aveva descritto il buon vecchio Roman.

Al suo arrivo, Niko si rende conto dei danni: una compagnia privata di taxi dal business poco florido, una camera di albergo che comprende il minimo indispensabile…né spille di strass né paillettes, neanche belle carrozzerie o spogliarelliste, tantomeno l’ombra di un alloggio decente. La caduta è rovinosa. Il quadro immaginato da Niko è offuscato dai debiti accumulati dal suo caro cugino, riconosciuto specialista nell’attirare le fulmini di manigoldi poco raccomandabili. Egli ha infatti bisogno dei pochi talenti che possiede Niko per mettere un po’ d’ordine all’interno di una vita minacciata ogni giorno…

Liberty City non ha più niente a che fare con la città di GTA III. Interamente modellata da un motore grafico che segna un’evoluzione tecnica della serie, la città si compone di tre isole principali (più una quarta, di misura inferiore) che il giocatore percorrerà da est a over, durante il suo “giro turistico”. Il giocatore a volte avrà l’impressione di non essere che un ramoscello fra i tanti in mezzo a quella giungla urbana che brulica di piccoli dettagli. LiberyCity ha un’anima e non ha affatto bisogno delle azioni e dei maneggi di Niko per vivere e assistere alla sua popolazione attendere le proprie occupazioni. Dall’alba al tramonto, questi passeggeranno, faranno il proprio jogging, puliranno la strada fronte casa, risponderanno al telefono, si accenderanno le sigarette, faranno la spesa e a volte si sottometteranno all’autorità delle forze dell’ordine, onnipresenti. Niko inizierà e finirà l’avventura come un cittadino fra milioni, senza essere quell’amante delle catastrofi che potevano essere i suoi predecessori. Più che in passato, la discrezione è consigliabile e chiunque si rifiuterà di mantenere un basso profilo ne pagherà le conseguenze che potranno tradursi tanto in un arresto quanto in una morte provocata da una sparatoria fra Niko e le forze di polizia.

Il giocatore deve adottare questo atteggiamento non solamente a piedi ma anche in macchina. Così, al pedaggio, se non viole avere delle noie, Niko dovrà pagare come tutti. Una piccola frenata davanti lo sportello e il nostro amico infila una moneta che gli concede l’accesso al prossimo tronco autostradale. Una guida troppo spericolata può perfino costargli la vita. Se non è raro, dopo uno scontro frontale, che un civile apra la portiera del suo mezzo, barcolli e poi si accasci senza vita sul marciapiede, è altrettanto possibile vedere Niko attraversare il parabrezza della propria autovettura.

Le conseguenze di un incidente del genere dipendono allora dal livello della vostra barra di energia, simbolizzata da un semicerchio verde intorno alla mini-mappa (che è possibile raddoppiare con un giubbotto anti-proiettile). Date le difficoltà incontrate nel padroneggiare la guida di GTA IV, il giocatore sceglierà di frenare e di evitare il traffico piuttosto che tentare di farsi strada a forza o di infilarsi in un vicolo cieco. In effetti, la guida è delle più ostiche: non è raro rimbalzare contro gli elementi dello scenario.E’ in effetti complicato rimettersi in cammino che bisogna assolutamente rilasciare l’acceleratore per girare e ogni curva dev’essere ampiamente anticipata. Similmente ai precedenti GTA, la guida non permette di soffrire il peso reale dei veicoli, molto instabili, ma costringe per la prima volta a viaggiare a una velocità ragionevole. D’altro canto, per quanto riguarda i viaggi lunghi, si opterà spesso per i taxi. Premendo un tasto, Niko fischia e salta dentro il primo taxi libero. Al giocatore la scelta di saltare il tragitto in tempo reale (mediante qualche dollaro in più) o di concedersi il tempo d’essere sballottato dalla guida, spesso approssimativa, dei tassisti di Liberty City.

Questo ci porta a parlare di uno dei pilastri portanti di GTA IV, il furto delle macchine. Un aspetto migliorato, reso più realistico, a tal punto che si evita il più possibile di porsi davanti a un veicolo per estrarne con la forza il proprietario. Innanzitutto, questo perché attraversare una via di Liberty City senza prendere il tempo di guardarsi ai due lati della strada è prendersi il rischio di essere urtati se non addirittura schiantati da non importa chi non abbia avuto il tempo di frenare.

Inoltre, perché i civili hanno la tendenza a ribellarsi piuttosto frequentemente, protetti dall’abbondanza di vetture della polizia. Di colpo, se il giocatore ha bisogno di un veicolo, farà piuttosto la scelta di forzarne uno , stazionando in un luogo più quieto e meno frequentato dalle forze dell’ordine. Ma un'altra difficoltà gli si parerà davanti: ormai gli abitanti di Liberty City hanno la spiacevole mania di chiudere le proprie macchine…logico. Niko dovrà dunque infrangere il vetro per penetrare all’interno del veicolo e poi improvvisarsi elettricista collegando i cavi d’avviamento sotto il volante. Durante tutto questo tempo trascorrono preziosi secondi, aumentando il rischio di essere colto in flagrante. Ma una volta che il bolide è rubato, non per forza Niko è fuori da ogni impiccio. Al giorno d’oggi, la maggior parte dei veicoli hanno l’antifurto…in GTA IV pure…Non gli resta che sperare nessuna vettura della polizia incroci il suo cammino sino all’arresto delle luci d’emergenza, vale a dire per una dozzina di secondi scarsa.

Evidentemente, Niko non passa tutto il suo tempo a spasso. E’ un uomo d’azione. Magistralmente animato, approfitta anche lui del nuovo motore grafico e fisico per guadagnare, nelle sue azioni, in credibilità. Se i combattimenti a mani nude si accontentano di pochi e sommari movimenti (pugni, calci, testate…) e risultano abbastanza mosci, le sparatorie dal canto loro hanno raggiunto un livello enorme. La possibilità di potersi riparare dietro qualunque elemento dello scenario permette a Niko di sparare e di ripararsi in alternanza (può anche sparare al riparo se l’angolo glielo permette) e di ricaricare l’arma al coperto. Inoltre può scivolare come un giocatore di paintball da un riparo all’altro grazie alla semplice pressione di un tasto. E quando quello diventa capriccioso (il giocatore vuole mirare un nemico ma il mirino insiste su un altro avversario), è possibile passare in giocabilità manuale grazie all’aiuto dello stick analogico di destra.

Durante queste sparatorie, il gioco si trasforma in uno sparatutto in terza persona molto efficace malgrado alcune lacune a livello di disposizione degli oggetti nello spazio e di camera, spesso traditrice nella foga dell’azione. Ma come tutti i GTA che si rispettano, l’arsenale a disposizione di Niko (pistole, mitragliette, fucili a pompa, da cecchino, granate, molotov ecc.) fa preso la differenza, il tutto all’interno di un comparto sonoro credibile.

La modalità a un giocatore non conosce tempi morti. Niko instaura senza sosta nuove relazioni grazie al suo telefonino grazie al quale può chiamare chiunque e quando vuole per fissare degli appuntamenti o uscire a divertirsi. Può anche comporre il 911 e chiamare l’ambulanza, i pompieri, i poliziotti nel luogo in cui si trova. Le missioni principali (assassini, protezioni, consegne, ecc.) godono di una varietà fenomenale che farà la fortuna del giocatore. Al momento giusto, Niko dovrà usare anche gli internet cafè per contattare i suoi amici o utilizzarei compiter dei veicoli della polizia per rintracciare il suo prossimo bersaglio. Alcune missioni diventeranno culto. Si pensi per esempio agli inseguimenti in moto nella metro o alle sparatorie facenti seguito a una rapina di banca a la H.E.A.T.. In parallelo, sono in programma un pacchetto di missioni secondarie.
Fra queste, si nota ugualmente la possibilità di uscire con le ragazze incontrate su Internet, e di portarle a bere un bicchiere al bar, assistere allo spettacolo di cabaret, giocare a bowling, a freccette, a biliardo…

Ma GTA IV è anche una modalità multigiocatore completissima che prolunga l’avventura per le strade di Liberty City. GTA IV rappresenta l’apertura della serie al gioco ondine. In totale, ai possessori di un acconto in rete si offrono non meno di quindici modalità differenti. Sino a sedici giocatori possono prendere parte ai deathmatch (da soli o in squadra), a degli inseguimenti guardie-e-ladri, ai furti d’auto (bisogna che voi rubiate un tipo preciso di macchina prima degli altri), a delle corse di strada, a delle guerredi territorio e a tante altre modalità nelle quali sono stabilite un certo numero di regole e condizioni. Ad esempio, potrà essere chiesto ai giocatori di scegliere il luogo della partita, la sua durata, le armi permesse, il tipo di mira (automatica o manuale), la presenzao meno della polizia, la densità del traffico e un sacco di altri parametri. Il giocatore può anche scegliere il look del suo personaggio, dal sesso ai lineamenti passando per il vestiario e gli accessori, benché le scelte di base rimangano ristrette a questo livello qua. Questo per cercare il pelo nell’uovo: il multiplayer non è meno che eccellente, sulla falsariga del resto del gioco.


Nota del traduttore:
Una recensione molto scolastica per un gioco totale. Meno distrazioni dal plot principale rispetto a San Andreas ma più sostanza, anche negli extra. La parte online è la ciliegina sulla torta.